Parlare di Made in Italy Vs Salvare il Made in Italy

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Parlare di Made in Italy Vs Salvare il Made in Italy

Dopo aver visto l’immagine starai pensando che sta volta abbiamo esagerato. Tirare in mezzo la creazione è stata un mossa azzardata, però dai, concedicela, solo per oggi, siamo pur sempre dei ventenni ancora sbarbati, e poi sta volta l’articolo è un po’ diverso, e centra con questa splendida immagine (parlo di quella vera, non la nostro simpatica versione) . Non spaventarti, nessun trattato sulla filologia medievale, e neppure nessuna cambiale da firmare. Oggi parliamo di? Di noi! Mi faceva piacere raccontarti qualcosa in più su di noi, su chi sono le persone che stanno dietro a CTW e su quali sono le ragioni per le quali è nato questo progetto.

 

Non so se ti sia mai capitato, dopo aver letto un articolo o dopo aver sentito una storia, entusiasmante o noiosa che fosse, di voler saper qualcosa di più sulle persone che ci stanno dietro, avere qualche notizia in più sulla loro vita, su cosa le ha spinte a fare quello che fanno. Magari no, ma io a volte ho questi risvolti che possono sembrare un po’ sentimentali e mi spiace per te ma ti stai beccando proprio uno di quei giorni. Non voglio però essere “smielato”, voglio semplicemente spiegarti per quale ragione noi di CTW, pur facendo “solo” maglie, ci sentiamo insigniti di un compito che va oltre. Leggi per vedere se questo non è vero.

 

 

La Storia

Partiamo dall’inizio. Le radici di CTW sono molto lontane, più lontane della mia stessa età, si sono ancora un pivellino, solo 21 candeline per me. Erano ancora gli anni 70-80, quando le aziende tessili nascevano come funghi in Italia, ma io di questi periodi conosco solo le leggende. Gli anni passano, le cose cambiano, poi arrivo anch’io, sai la famosa cicogna, e nel tempo cresco, iniziando così anche ad interrogarmi sulle cose che mi stavano attorno. Mi ricordo ancora adesso di quando, alto poco più di un metro e qualcosa, (non che ora sia riuscito ad andare molto più in alto) gironzolando in azienda mettevo le mani ovunque e scrivevo il mio nome su ogni superficie sempre e rigorosamente a caratteri cubitali. Poi son venute le prime estati passate li, i primi viaggi con papà dai clienti. Mio Dio quanto mi esaltavano quelle cose. Poi però le cose non andavano più bene come prima, tante delle signore che ero sempre stato abituato a veder lavorare a macchina in azienda cominciavano a non esserci più. Non capivo ancora tutto, ma intuivo che qualcosa non stesse più andando nel verso giusto. Da li è storia, quella che stiamo continuando a vivere anche in questi anni, la crisi, il lavoro a singhiozzo, insomma queste cose le saprai anche tu che stai leggendo, non voglio tediarti oltre. Detto ciò, cosa centra  questa storiella con CTW, con i capi tecnici made in italy che avrai già avuto l’occasione di vedere e magari di provare?

 

 

La Rinascita

Beh questo progetto nasce proprio da queste ceneri di una realtà imprenditoriale che in Italia sembrava finita. Ogni volta che vedevo campioni su campioni scartati dai nostri storici clienti per il prezzo mi chiedevo se non ci fosse nessun modo per dare una seconda chance ai nostri prodotti. Nel 2014 ho smesso di farmi questa domanda, e con tutta la presunzione che può avere un diciannovenne ho detto: ci provo io.

Ecco, vedi che ora il cerchio si chiude? Aspetta però, perchè fino a qui il titolo sembra a caso. Finisco velocemente di raccontarti la storia, giusto per non lasciare parti in sospeso. Inizio a lavorare al progetto, prima solo con l’aiuto dell’azienda di famiglia, poi l’entusiasmo è tale che coinvolgo anche alcuni amici: arriva il primo Andrea ( Andrea Casanova, non ho ancora trovato foto o video migliori dei suoi, un genio), arriva il secondo Andrea ( si, parlo di Andrea Gornati, senza di lui oggi non sarei qui a scrivere questo) e poi arriva Daniele: con il suo ingresso abbiamo iniziato a fare sul serio, davvero. I primi mesi sono stati entusiasmanti, tanti feedback positivi, tanti incontri, poi però le cose da fare si fanno molte e la fatica aumenta. Inizio ad incontrare altri “startuper”, ci gasiamo a farci chiamare così, e vedo come i loro progetti volino veloci, io invece, nonostante le ore di sonno perse e i brainstorming in pausa pranzo faccio fatica a dare la giusta strada a CTW. Arrivano i momenti nei quali sembra prevalere la paura di non farcela, ma proprio un giorno della scorsa settimana decido di fermarmi per ripensare percorso fatto finora. È in questa memoria mentale che tutto mi torna chiaro: noi siamo qui per Salvare il made in Italy, per ridare speranza ad un prodotto figlio di mani esperte, mani che sanno di poter ancora generare un valore enorme.

 

 

Parlare di Made in Italy Vs. Salvare il Made in Italy

Questo è quello che facciamo ogni giorno negli uffici di CTW. È facile a volte parlare del made in italy sulle copertine dei giornali, è facile raccontare di quanto siano bravi i nostri ragazzi e ragazze ad inventarsi di giorno in giorno un prodotto migliore. Non è così facile però dare oggi, nel 2016, una chance a chi il prodotto non solo lo pensa, ma lo fa, con le proprie mani, capo per capo. Siamo tecnici, siamo innovativi, ma siamo anche e soprattutto questo. Non si tratta di voler commuovere le persone. Oggi ti ho raccontato questa storia perché sono fermamente convinto che la diversità di CTW risieda qui. La qualità che percepisci nei nostri prodotti non è data solo da ottime materie prime e tecniche di tessitura ricercate. Sono le mani sapienti di chi fa i capi di Route Collection che danno loro quel tocco in più e ho pensato che fosse giusto farti conoscere anche questa nostra faccia.

Alla prossima amico runner!

 

By | 2017-05-24T16:14:02+00:00 luglio 24th, 2016|Ctw's Adventure, Interview|0 Commenti

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